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Pubblicato Domenica, 31 Gennaio 2010 18:07
Il tunnel
E’ scuro e lungo e stretto questo tunnel che sto per attraversare. La luce dall’altra parte mi chiama, mi aspetta.
Devo soffrire per raggiungerti e ti sento soffrire. Sto per abbandonare la memoria dell’oblio per gettarmi nell’avventura della vita. Mi guardo attorno per l’ultima volta quasi a raccogliere in un attimo tutte le sensazioni, tutte le emozioni vissute in questi mesi, in questo tempo in cui io e te abbiamo diviso lo stesso corpo, lo stesso caldo involucro che ha protetto il nostro meraviglioso gioco. Tutto sta per cambiare. Tutto sta per accadere. Ricordi? Quante volte hai pensato che ciò che sta per succedere oggi non fosse che un sogno… Quante volte hai pianto compiangendo un futuro sterile, pieno di un amore rattrappito su se stesso, inespresso…
Io ero lì. Tutte le volte che hai gridato di dolore per questo tuo vuoto, per questa tua solitudine, io ero comunque lì.
Non so spiegarti che cosa in realtà noi siamo: Angeli? O forse solo idee in embrione, pronte a catturare il volo di un desiderio o a cadere nello scivolo del destino. Siamo comunque destinati a vivere: per pochi istanti o per anni e anni, ma comunque atti a essere plasmati, forgiati, definiti.
Così io ero forse l’anima del bambino che chiedevi alla vita e ho atteso che mi fosse concesso dall’Ordine dell’Universo, di rendere reale il tuo sogno.
Ma fino da allora ti ho seguito, madre mia, ti ho spiato, ti ho guardato da questo mio mondo di ovatta.
Non ho mai potuto consolarti ma non ti ho abbandonato mai.
Nella mia memoria riaffiorano tutte le immagini del tuo cercarmi: ho solo pochi istanti per riviverle, poi, la vita me le toglierà per donarmi una memoria nuova, linda, tutta da costruire. Questi miei occhi piccoli e acquosi, abbracciano l’oscurità di questo utero per non dimenticarlo. Qui io sono diventato il tuo sogno. Qui io sono diventato vero.
Il mio castello sta per crollare. Devo fuggire verso una meta sconosciuta, verso l’ignoto. So che ti troverò ad attendermi ma ora ho paura. Mi hai chiamato tanto e tanto forte, ma ora mi chiedo cosa sarà di me. Comincia ad essere scomodo e tumultuoso questo caldo nido. Tu mi vuoi fuori da te. E’ un gesto d’amore questo rifiuto a tenermi ancora dentro al tuo corpo? Perchè deve accadere? Com’era tutto più facile quando ti guardavo dal mio limbo. Ma ecco, tutto attorno a me si stringe e mi sospinge vero la luce. Veloci, le immagini della mia memoria, si rincorrono nell’ultima danza.
E ricordo. Ricordo mentre sto venendo a conoscerti. Ricordo perché dovrò dimenticare…
(Dedicato a Lorenzo)
Nereide Lembo
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